Dieci anni di vittorie e seconde possibilità: Amelia Eva Cugliandro racconta la crescita della BIC Reggio Calabria
Dieci anni di sfide, traguardi e cambiamenti culturali. Amelia Eva Cugliandro, delegato FIPIC Calabria, ripercorre il cammino della BIC Reggio Calabria, oggi una realtà solida del basket in carrozzina italiano, capace di coniugare risultati sportivi e impatto sociale.
Il ricordo più bello: l’Eurocup davanti al pubblico di casa
«Il momento più bello? Sicuramente lo scorso anno, con la qualificazione in Eurocup qui a Reggio Calabria». Un evento che ha segnato un doppio successo: agonistico e organizzativo.
La competizione, ospitata in riva allo Stretto per il secondo anno consecutivo, ha regalato alla squadra la qualificazione alle finali di EuroCup 3 a Yalova, concluse con un prestigioso secondo posto. «Siamo arrivati vicecampioni, ma l’orgoglio più grande è stato aver organizzato l’evento con risultati eccellenti. Tanto che quest’anno realizzeremo addirittura le finali di Eurocup 2».
Un riconoscimento importante per una società del Sud che, in pochi anni, è passata dall’essere considerata una sorpresa a diventare punto di riferimento nel panorama nazionale e internazionale.
Il momento meno felice: quando lo sport non basta
Non c’è un vero ricordo “triste”, ma piuttosto uno “meno felice”. «Accade quando alcuni atleti, per vicissitudini personali, non riescono a completare il loro percorso con noi. Sono situazioni che sfuggono al nostro controllo».
Per Cugliandro, il basket in carrozzina va oltre il campo: «Non si tratta solo del rimbalzo della palla o di un canestro. È un reciproco arricchimento umano. Quando questo percorso si interrompe, dispiace perché viene meno qualcosa che va oltre lo sport».
Da “fanalino di coda” alla Serie A
Agli inizi la BIC era guardata con scetticismo. «Eravamo il fanalino di coda. Poi, dopo la Serie B post-Covid, siamo riusciti a raggiungere la Serie A. All’inizio qualcuno pensava: “Ma guarda questi dal Sud…”».
Con il tempo, però, i pregiudizi si sono sciolti. Le trasferte al Sud, inizialmente poco ambite, sono diventate occasioni di confronto e conoscenza. «Abbiamo creato una rete con molte squadre. Non un gemellaggio vero e proprio, ma quasi. Perché lo sport è agonismo, sì, ma deve unire».
Oggi la BIC è tra le realtà sportive calabresi di livello più alto. Ma il cambiamento più significativo è culturale. «In dieci anni non c’è stato un ribaltamento totale della visione della disabilità, ma un cambiamento sì. Prima c’era uno sguardo distaccato, quasi gelido. Oggi è normale vedere un atleta in carrozzina o con una protesi. È normalità. E questo è un grande risultato».
“Non c’è caduta dalla quale non ci possiamo rialzare”
Il motto della società racchiude la sua filosofia: ogni difficoltà può trasformarsi in una nuova opportunità. «I nostri ragazzi sono un simbolo. Dicono a chi si sente arrivato o sconfitto: anch’io posso farcela, anch’io posso avere un’altra possibilità».
Un messaggio che passa anche attraverso la scuola, grazie al progetto “Mettiamoci in gioco”, che porta gli atleti tra i banchi per sensibilizzare i più giovani. «È importante che i bambini capiscano presto che le difficoltà esistono, ma è il modo in cui le affronti a fare la differenza».
E poi c’è stato il Trofeo BIC del 6 gennaio, con squadre miste e campioni del basket tradizionale “costretti” a sedersi in carrozzina. «È stato divertentissimo. Hanno arrancato parecchio. Anche chi si sente arrivato scopre che nel basket in carrozzina nulla è scontato».
Il futuro: Eurocup 2 e nuovi progetti sociali
Il calendario è fitto di impegni. Dal 23 al 26 aprile Reggio Calabria ospiterà le finali di EuroCup 2: otto squadre, due impianti sportivi, partite mattina e pomeriggio per tre giorni consecutivi. «Siamo sia organizzatori che squadra in campo. C’è tanto lavoro da fare e stiamo cercando volontari per supportarci».
Accanto all’attività agonistica, prosegue l’impegno sociale. È stato superato il progetto con Sport e Salute dedicato alla reintegrazione sociale dei ragazzi in comunità, con percorsi sportivi e formativi. Tra le novità più significative, l’organizzazione del primo corso ufficiale per ufficiali di campo FIPIC in Italia: «Siamo orgogliosi di essere i primi».
In partenza anche “Super Abilities”, progetto che coinvolgerà scuole e giovani in condizione di emarginazione sociale. «La disabilità è un concetto molto più ampio di una carrozzina o di una protesi. Parliamo di una disabilità a 360 gradi».
Dieci anni dopo, la BIC non è solo una squadra. È un laboratorio sempre in crescita, un simbolo di riscatto e un esempio concreto di come lo sport possa cambiare mentalità e aprire nuove strade. Perché, come ricorda Cugliandro, «non c’è caduta dalla quale non ci possiamo rialzare».
